mercoledì, febbraio 03, 2010

INCENERITORI: Ecco i nomi dei votanti

Inceneritori. Unico voto 'trevigiano' quello dell'assessore regionale Flavio Silvestrin
Atalmi rende pubblici i nomi dei si
■ Reso pubblico dal consigliere
Pdci Nicola Atalmi chi, in
Consiglio regionale, ha votato a
favore degli inceneritori progettati
da Unindustria a Silea e a
Mogliano. L'unico voto di un
trevigiano è stato quello dell'assessore
regionale Udc Flavio Silvetrin.
Gli altri sono arrivati tutti
da gente che abita in altre province.
Come il veronese assessore
all'ambiente Conta (Pdl) - e si
sapeva - e quelli dei consiglieri
padovani del Pdl: Padrin, Bertipaglia
e Ruffato. Inoltre, a favore
anche il veneziano Laroni
(oggi socialista demichelisiano
associato al Pdl), e l'altro consigliere
padovano dell'Udc,
Frasson. Favorevoli infine anche
il veronese Zigiotto e bellunese
Bond, entrambi Pdl.
Ieri in Consiglio votazione su
un emendamento identico, ma
sul nucleare. Nella Lega, stavolta,
2 hanno votato col Pdl e 4 si
sono astenuti.■ M.C.

martedì, febbraio 02, 2010

Risposta della Dott. Marta Bizzotto al Direttore dell'Arpav Drago

Egregio Direttore, 
mi spieghi come ha fatto a diventare Direttore dell'Arpav quando rilascia certe dichiarazioni in merito alla necessità di inceneritori. 
Forse non si è reso conto che il popolo Veneto non è credulone, o popolo bue, come pensava...siamo in tanti a seguire giornalmente l'evolversi della situzione e le assicuro che siamo ben informati, altro che ignoranti. E questo le dà fastidio. 
E soprattutto ci muoviamo compatti, consapevoli finalmente che possiamo avere un peso nelle decisioni che d'ora in poi verranno adottate in materia di incenerimento e spero anche in altri campi. 
Mi sono laureata in Economia dell'ambiente nel 1998 e da sempre mi preoccupo dei risvolti sulla salute degli inquinanti, soprattutto sui bambini che ne risentono in maniera particolare e di come si potrebbe cambiare la qualità della vita semplicemente cambiando le nostre abitudini. Soprattuto in questi ultimi mesi mi sono ben documentata in materia di incenerimento e ci sono studi inconfutabili relativi alla stretta connesione tra patologie e nanoparticelle. Soprattutto sul fatto che gli inceneritori di nuova generazione per il fatto che bruciano a elevatissime temperature per evitare la produzione di diossina, provocano inevitbilmente la produzione dei pm 2,5 e pm1 che come ben lei sa sono molto più pericolosi dei pm10. 
Lei ha valutato i costi ambientali dei questi impianti? E' facile accusarci di isteria...come lei dice: 
"La presenza dei termovalorizzatori viene infatti vissuta con isteria dai veneti, gli unici al mondo a vederli come pericolo e non come risorsa". 
Qui mi perdoni ma siamo fin troppo consapevoli che i rifiuti sono una risorsa, proprio per questo non vanno bruciati. 
Figuriamoci se mi posso arrendere davanti alla prospettiva di costruire gli inceneritori che vanno contro qualsiasi logica etica e biologica, l'unica spiegazione che mi posso dare è quella del profitto. 
Non crede che le sue affermazioni siano contrarie al ruolo che ricopre? Mi pare di capire che Lei dovrebbe astenersi dal fare certe considerazioni, mi viene da pensare che abbia qualche interesse personale, per non dire economico, nel sostenere una tecnologia che ormai si è rivelata anche in altri paesi superata. Il suo compito dovrebbe essere ben altro, e l'incenerimento dovrebbe esser l'ultima spiaggia, e di natura residuale dopo aver tentato tutte le strade possibili per ridurre i rifiuti a monte e sensibilizzato la popolazione sul fatto che è indispensabile e prioritario cambiare le proprie abitiudini e spingere la produzione verso un'altra direzione, più compatibile con il sistema ambiente. Per non parlare degli aspetti più propriamente tecnici: penso che anche Lei sappia che dall'incenerimento si producono, oltre ai fumi, anche una quantità rilevante di ceneri altamente tossiche e liquami. 
"E’ assurdo, è ora di finirla con paure irragionevoli, frutto anche di giochi politici. Gli inceneritori sono macchine ipercontrollate" 
Semmai i giochi politici li state facendo voi... 
I controlli sulle emissioni dei fumi se non sbaglio non sono giornalieri, ma annuali; sappiamo bene che negli inceneritori progettati si bruciano categorie di rifiuti diversificate e quindi le emissioni sono difficilmente controllabili. Per non parlare delle fughe di diossina o del latte contaminato che si trova nei paraggi di alti inceneritori in Italia. Altro che cibo a Kilometri zero. 
Ma con chi crede di avere a che fare? 
Sappiamo bene che la Pianura padana è uno dei siti pù inquinati al mondo per quanto riguarda la situazione dell'aria: già questo credo sia indicativo del fatto che non possiamo supportare un sistema che anzichè muoversi verso le energie pulite, si ostina a fare gli interessi di certe lobbies a scapito della salute nostra e delle future generazioni. 
"siamo una delle regioni più evolute d’Europa, per il Pil prodotto" 
Il nuovo modo di misurare il benessere da un pò di anni non è tramite il Pil che non è un buon indicatore di altri aspetti. Ha mai sentito parlare di impronta ecologica? Anzi da una riduzione del Pil per certi versi si può avere anche un miglioramento in termini di qualità dell'aria (meno camion che circolano..) 
Credo che sappia che nelle valutazioni si dovrebbe tener conto delle esternalità negative, che per il fatto di essere difficilmente monetizzabili non possono certo essere sottostimate. 
Mi viene proprio da pensare che farebbe meglio a dimettersi. 
"se un inceneritore va in tilt è un guaio", ma per chi? Per Lei che in questi anni non ha portato avanti una prospettiva lungimirante in materia di ambiente come invece avrebbe dovuto fare? A sentire Lei siamo all'emergenza: ragioni! Quanto tempo ci vuole per costruire un inceneritore? Non sarebbe forse meglio utilizzare quel tempo per sensibilizzare gli industriali e la gente sulla priorità di cambiare le proprie abitudini? Non crede che potrebbe nascere un business e nuovi posti di lavoro anche dal riciclo? E magari ci porterebbe fuori prima dalla crisi economica da cui potremmo uscire molto più rinforzati e competitivi? Se non sbaglio esistono anche gli ecolabel, la certificazione ISO14000 e il LCA (Life Cycle Assessment - con il quale si considera un prodotto nell'intero ciclo di vita per quanto riguarda le esternalità). Perchè non si è puntato su questa strategia vincente in questi anni ed invece si è preferito dirottare il 7 % delle bollette enel impropriamente verso gli inceneritori? Si sarebbe potuto dirottare quei soldi verso energie veramente pulite. 
Prevenzione e protezione ambientale non è proprio quello che ci si può aspettare da lei. Ne terrò presente per il futuro. 
Distinti saluti 
Dott.ssa Marta Bizzotto

domenica, gennaio 31, 2010

LETTERA APERTA al Direttore generale dell’ARPAV , avv. Andrea Drago

In merito al suo intervento riportato nell’articolo del Corriere del Veneto ( 30.01-10) “ L’Arpav: «Stupidi pregiudizi, c’è bisogno di questi impianti», sarebbe troppo facile risponderle con parole offensive come quelle con cui lei ci ha etichettati, ossia veneti ISTERICI ed IGNORANTI. Preferisco risponderle con le argomentazioni di persone esperte e competenti per la funzione che hanno ricoperto o ricoprono, l’esatto contrario del suo caso, visto che, invece che fare l’avvocato, lei sovrintende ad un istituto per la prevenzione e la protezione dell’ambiente, in definitiva la salute, e quindi il suo ruolo e competenze dovrebbero essere quasi quelle di un medico. Evidentemente lei avrà le sue convenienze.
 Innazitutto, come insegna la comunità europea, li chiami pure inceneritori questi impianti, e non termovalorizzatori, che con la valorizzazione non hanno proprio niente a che fare, se non con quella delle malattie e delle morti. Proprio sulle pagine del Corriere del Veneto del 29 u.s. il professor Eligio Grigoletto, ex-direttore del centro oncologico di Aviano, ammoniva che non ci sono dubbi che i tumori, specie quelli giovanili, siano in stretta relazione con l’ambiente tossico. Sulla necessità, degli inceneritori, poi, è la stessa Agenzia che lei presiede a smentirla completamente, considerata la conclusione della relazione tenuta in commissione provinciale a Treviso, il 10 dicembre scorso, da un suo tecnico: i rifiuti speciali, potenzialmente inceneribili, del bacino di riferimento non basterebbero nemmeno per uno solo dei due impianti di Silea e Mogliano. 
 Lei infine parla di paure irragionevoli da parte nostra. Mi riesce a spiegare quanta ragionevolezza c’è nell’accettare o nel rassegnarsi a fare una famiglia, a mettere al mondo dei figli , a fare tanti sacrifici per farli crescere sani, all’ombra di un inceneritore, che studi innumerevoli ormai associano al rischio di patologie anche gravissime? Siamo, certo, come lei dice, tra le regioni più evolute d’Europa per il PIL e per il livello tecnologico raggiunto, ma con quale risultato ? Non siamo forse perennemente immersi in una camera a gas che ci sta sempre più avvelenando ? E lei, direttore dell’Agenzia regionale protezione e prevenzione ambientale del Veneto , ci viene a dire che dovremmo aggiungere altri veleni ?!?
 R. Kennedy - 18.3.1968: Non possiamo misurare il successo del nostro paese sulla base del PIL che non tiene conto della salute delle nostre famiglie, che non misura ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. 
Rifletta signor Drago : chi è l’isterico ? Chi è l’ignorante ? 
Distinti saluti , 
Marcella Corò, via Michelangelo, 4 --Mogliano Veneto TV
Tel.0414566019 

Comunicato stampa dei Comitati Riuniti Rifiuti Zero e Rete Ambiente Veneto

 Dopo aver letto i quotidiani che riportavano le dichiarazioni più disparate .
abbiamo ritenuto doveroso puntualizzare la nostra posizione e rivendicare anche un po' di merito per quanto raggiunto finora. 


COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio Regionale del Veneto ha votato in data 28 gennaio un emendamento alla finanziaria con il quale “ non possono essere rilasciati provvedimenti di approvazione dei progetti di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, né concesse autorizzazioni all’esercizio di nuovi impianti di smaltimento e recupero di rifiuti speciali , pericolosi e non pericolosi in assenza di una deliberazione del consiglio provinciale competente per il territorio, previo parere dell’Osservatorio Rifiuti dell’Agenzia Regionale per la Protezione e dell’Ambiente del Veneto, che accerti l’indispensabilità degli impianti stessi ai fini dello smaltimento o recupero, in osservanza del principio di prossimità tra luogo di produzione e luogo di smaltimento prescritto dall’art. 11, commi 1 e 2 della legge regionale 21 gennaio 2000, n. 3 e dell’art.199, comma 3 lett. d), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.
Di fatto, con questo emendamento, si riconduce la gestione dei rifiuti speciali all’interno della normativa vigente e vengono meno le pretese di chi intende appropriarsi del territorio per imporre impianti di incenerimento sovradimensionati come quelli proposti da Unindustria Treviso, senza tuttavia creare le premesse di emergenze di tipo campano come qualcuno sta già ventilando.
Questa votazione è il frutto di un’opera di informazione e coinvolgimento portata avanti con convinzione, fin dal 2005, dai comitati presenti sul territori. 
I Comitati spontanei hanno evidenziato, fin da subito, i pericoli derivanti dall’avvio di 2 impianti di incenerimento per rifiuti speciali da 250mila tonnellate, ciascuno, che avrebbero pesantemente compromesso la vivibilità del territorio riversando, ogni giorno, in atmosfera oltre 1.000 kg di polveri, in un contesto già fuori legge per la Comunità Europea in termini di qualità dell’aria. Basti pensare che, da inizio anno, in soli 28 giorni, la città di Treviso ha registrati ben 20 sforamenti a fronte dei 35 annui tollerati per legge.
Ora che questo importante risultato è stato raggiunto ci sono i presupposti per l’avvio di un Piano dei Rifiuti che rispetti i dettami delle normative vigenti, che indicano la strada della riduzione, del riciclo, del riuso e, solo da ultimo, quella dell’incenerimento. Ci aspettiamo che tutte le parti sociali, compresi imprenditori e politici, contribuiscano, per quanto di loro competenza, al concretizzarsi di un progetto davvero innovativo e lungimirante.
I Comitati Riuniti Rifiuti Zero e Rete Ambiente Veneto considerano questo risultato come un successo del senso di responsabilità e non una vittoria della “politica del non fare” ma anzi una vittoria della “politica del non fare del male alle persone” ed auspicano che il senso civico continui prevalere senza che il tema dei rifiuti venga strumentalizzato per facili campagne elettorali, con minacce di assurde e ridicole catastrofi. 

COMITATI RIUNITI Rifiuti Zero di TREVISO e VENEZIA
Paolo Pittaluga
Marcella Corò RETE AMBIENTE VENETO 
  Michele Boato
  Lucia Tamai  

Rete Ambiente Veneto - Viale Venezia 7 – 30171 Mestre  
Michele Boato: tel/fax 041 935666
Comitati Riuniti – Via G.Leopardi 1/a – 31057 Silea 
Lucia Tamai: cell. 320 231945

lunedì, gennaio 04, 2010

ECOBALLE......

A 4 anni dalla presentazione del progetto di Unindustria è ancora in corso l’iter autorizzativo dei due impianti di incenerimento per la distruzione di 500mila tonnellate annue di rifiuti industriali nonostante il parere contrario espresso :

- da 8 consigli comunali in rappresentanza di circa 90 mila cittadini;

- dalla provincia di Treviso;

- dalla commissione Ambiente della provincia di Venezia

- dall’’Ente parco del Fiume Sile.



L’iter non è stato interrotto anche se fin dal febbraio 2007 il Consiglio Regionale ne aveva decretato la sospensione con l’approvazione, a larga maggioranza, della mozione n. 24 “ No agli inceneritori a Silea e Bonisiolo (TV) e della risoluzione n. 26 “ La Regione Veneto assuma azione programmatoria in materia di impianti di termovalorizzazione”.



Pertanto, a quasi due anni di distanza la Giunta Regionale è inadempiente nei confronti del massimo organo Regionale e non ha tenuto in considerazione le diffide inviate, nell’aprile 20007 e maggio 2009, dai Comitati Riuniti Rifiuti Zero e da Rete Ambiente Veneto, con le quali si intimava di non continuare l’istruttoria degli impianti di incenerimento e di dare attuazione alle delibere.



Ora, nonostante l’ARPAV, tramite l’Osservatorio Regionale dei Rifiuti, abbia riconfermato che, sulla base dei dati aggiornati al 2007, i rifiuti eventualmente inceneribili sono solo 117mila tonnellate e quindi insufficienti anche per il funzionamento un solo impianto, cittadini ed amministratori si sentono ribadire la minaccia che “ … i due inceneritori sono indispensabili, se no finiamo come Bassolino in Campania” .



Anche se una simile affermazione è completamente fuori luogo, considerato che da anni la raccolta differenziata è a livelli di eccellenza e nella sola provincia di Treviso operano oltre 300 aziende di recupero rifiuti, i Comitati Riuniti Rifiuti Zero di Treviso e Venezia e Rete Ambiente Veneto intendono chiarire definitivamente che l’emergenza rifiuti in Campania è stata creata da una serie di illeciti e inadempienze, che nulla hanno a che fare con la nostra realtà, e sono attualmente all’esame della Magistratura.



Sarà proprio l’ing. Paolo Rabitti, consulente del PM nel processo contro Bassolino e Impregilo ad illustrarlo a cittadini ed amministratori nell’incontro del 12 gennaio a Silea, ad ore 20,30, c/o l’Oratorio Parrocchiale.



L’ing. Rabitti autore del libro ECOBALLE ci spiegherà il business miliardario dei rifiuti e ci aiuterà a comprendere chi ci guadagna e quali meccanismi bloccano le soluzioni alternative.



Considerato l'interesse con cui viene seguito il tema incenerirori e la concreta possibilità che tra qualche giorno Unindustria Treviso presenti al pubblico il progetto relativo all'impianto di Mogliano chiedo se c'è la possibilità di avere la Vostra presenza in occasione dell'incontro con l'ing. Rabitti in modo da arricchire l'informativa dei cittadini.

Grazie per l'attenzione,

per

COMITATI RIUNITI “RIFIUTI ZERO”

Lucia Tamai

cell. 320 2319451

giovedì, maggio 28, 2009

2^ lettera di diffida dei Comitati Riuniti per bloccare l'iter autorizzativo degli inceneritore di Silea e Bonisiolo.

    COMITATI RIUNITI RIFIUTI ZERO di TREVISO e VENEZIA

 e RETE AMBIENTE VENETO


-Al Presidente della Giunta regionale veneta, Giancarlo GALAN
-Al Vice Presidente della Giunta regionale veneta, Franco MANZATO  
-All’Assessore alle Politiche della Mobilità e Infrastrutture, Renato CHISSO
-All’assessore alle Politiche dell’Ambiente, Giancarlo CONTA
-All’Assessore alle Politiche Sanitarie, Sandro SANDRI 
- All’Assessore alle politiche di Bilancio, MariaLuisa COPPOLA
- All’Assessore alle politiche dei Flussi Migratori, Oscar DE BONA
- All’Assessore alle politiche dell’Istruzione,Elena DONAZZAN
- All’Assessore alle politiche dei Lavori Pubblici, Massimo GIORGIETTI
- All’Assessore alle Politiche per il Territorio, Renzo MARANGON
- All’Assessore alle Politiche dell’Innovazione, Vendemiano SARTOR
- All’Assessore delle Politiche degli Enti Locali, Flavio SILVESTRIN
- All’Assessore alle Politiche Sociali, Stefano VALDEGAMBERI
Palazzo Balbi – Dorsoduro 3901 -30121- Venezia

- Al Presidente della Corte dei Conti di Venezia, Tullio LAZZARO
Campo Sant’Angelo – San Marco 3538 – 30124 Venezia 


-Al Presidente della Commissione Regionale V.I.A., Ing. Silvano VERNIZZI
 Calle Priuli – Cannaregio, 99 – 30121 VENEZIA
  

Ai Signori componenti della Commissione Regionale V.I.A.
Avv. Paola Noemi FURLANIS, Vicepresidente, Calle Priuli – Cannaregio, 99 – 30121 VE
Dott.Andrea Drago, Direttore Generale ARPAV – via Matteotti, 27 – 35137 PD
Dott.Loris Tomiato, Direttore ARPAV Treviso – viale Trento e Trieste, 27/A – 31100 TV
Dott. Carlo Rapicavoli, Dir.Resp.Tutela Ambientale prov. TV – via Manin, 73 – 31100 TV
Dott. Gerry Boratto, via La Marmora, 48 – San Martino di Lupari PADOVA
Ing. Guido Cuzzolin, via S. Egidio, 3 VERONA
Arch.Ivan Favaretto, via Callunga, 19 – Salgareda TREVISO
Ing. Silvia Galli, via Ivrea, 1/3 PADOVA
Ing. Giampietro Cavagnin, via Spalti, 4 – VENEZIA-MESTRE
Ing.Prof. Antonio Mantovani, via Paruta, 35 PADOVA
Dott. Franco Secchieri, via D. Galliani, 82 ROVIGO
Dott. Filippo Tonero, via Villastorta, 2/12 – Portogruaro - VE
Ing. Riccardo Zoppellaro, via Sandro Pertini,15 – Villanova del Ghebbo ROVIGO

e, p. c - Al Presidente del Consiglio regionale veneto, Marino FINOZZI
-Ai Presidenti dei Gruppi consiliari:
  Remo SERNAGIOTTO, Forza Italia
  Giovanni GALLO, L’Ulivo - Partito Democratico Veneto
  Gianpaolo BOTTACIN, Liga Veneta – Lega Nord Padania
  Piergiorgio CORTELAZZO, Alleanza Nazionale
  Onorio DE BONI, Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro
  Marco ZABOTTI, Per il Veneto con Carraro
  Mariangelo FOGGIATO, Progetto Nordest
  Nereo LARONI, Partito Socialista Nuovo PSI
  Nicola ATALMI ,Partito dei Comunisti Italiani
  Pietrangelo PETTENÒ, Partito Rifondazione Comunista
  Damiano ROSSATO Italia dei Valori
  Gianfranco BETTIN,Verdi
  Carlo COVI, Partito Socialista Europeo- PSE o
  Raffaele GRAZIA, Partito Popolare Europeo
  Francesco PICCOLO, Gruppo Misto 
  Palazzo Ferro-Fini 30123- Venezia


e, p. c - Al Presidente della Provincia di Treviso Leonardo MURARO 
  Via Cesare Battisti, 30 - 31100 - Treviso

e, p. c - Al Presidente della Provincia di Venezia Davide ZOGGIA
  Ca’ Corner, S. Marco 2662 - 30124 Venezia

e, p. c - Al Sindaco del Comune di:
  BREDA di PIAVE (TV); CARBONERA (TV); CASALE sul SILE (TV); CASIER (TV); 
  ISTRANA ( TV); MARCON – (VE); PREGANZIOL (TV); QUARTO d’ALTIN (VE);  
  RONCADE (TV); SAN BIAGIO di CALLALTA (TV); SILEA (TV) ;  
e, p. c - Al Sindaco del Comune di TREVISO  
e, p. c - Al Sindaco del Comune di VENEZIA  
e, p. c - Al Commissario Prefettizio del Comune di MOGLIANO VENETO - (TV) 

OGGETTO: BLOCCO ITER AUTORIZZATIVO DEGLI INCENERITORI DI SILEA E MOGLIANO - DIFFIDA
   
  Nella seduta del 22 Febbraio 2007, con maggioranza rispettivamente di 26 “SI”, a 17 “NO” e 27 “SI”, a 16 “ NO”, sono state approvate dal Consiglio Regionale Veneto la Risoluzione N. 26 e la Mozione N. 24 che bloccavano l’iter autorizzativo degli impianti di incenerimento proposti da Unindustria Treviso.  
In particolare, la Mozione N. 24 “… esprime parere contrario alla realizzazione in località Silea e Bonisiolo di Mogliano Veneto, nella provincia di Treviso, degli inceneritori proposti da Unindustria” e “ impegna la Giunta regionale a dare parere contrario ad ogni autorizzazione nel merito dei progetti citati…” 
Valutiamo quindi con stupore ed apprensione che a 2 anni da dette votazioni la commissione VIA stia ancora esaminando la possibilità di calare sul territorio trevigiano i due impianti di incenerimento come se il Consiglio Regionale non si fosse chiarissimamente espresso per la definitiva chiusura di questo procedimento considerato anche che analogo parere negativo era stato espresso all’unanimità il giorno 20.12.2006 dal Consiglio Provinciale di Treviso, a cui hanno fatto seguito, sempre all’unanimità le determinazioni dell’Ente Parco del Fiume Sile in data 13.03.2007 e 17.12.2008. 
Precisiamo, inoltre, che la sopra citata Risoluzione N. 26, “impegna la Giunta regionale (…), in assenza (…) di un Piano regionale specifico per la dislocazione per il trattamento dei rifiuti speciali o industriali, a non concedere alcuna autorizzazione alla realizzazione di nuovi impianti di termovalorizzazione o incenerimento sia pubblici che privati” e pertanto in assenza di tale Piano, non solo devono essere archiviati i progetti presentati per Silea e Mogliano ma non possono nemmeno essere avviati procedimenti autorizzativi per qualsiasi altro progetto di incenerimento (o termovalorizzazione) di rifiuti speciali che qualunque soggetto ritenesse di presentare nella nostra Regione.



APPARE INVECE URGENTE,
come espresso nel dispositivo finale della sopra indicata Mozione N. 24, avviare fin da subito un articolato programma di lavoro, con il coinvolgimento degli Enti Locali, per definire un progetto lungimirante teso alla riduzione dei rifiuti, nonché definire politiche rivolte al mondo imprenditoriale orientate alla trasformazione e contenimento delle attività produttive eccessivamente improntate allo spreco, anche attraverso progetti educativi che promuovano stili di vita improntati alla sobrietà, al risparmio, al riciclo, al riuso.

Tutto ciò premesso
nel rispetto di quanto deliberato dal massimo organo legislativo regionale, dal Consiglio Provinciale di Treviso, dalle due delibere dell’Ente Parco del Fiume Sile e dai consigli comunali delle amministrazioni di Silea, Roncade, Casale sul Sile, Carbonera, Casier, Olmi di San Biagio, Quarto d’Altino e Marcon in rappresentanza di oltre 90.000 cittadini
 
i Comitati Riuniti Rifiuti Zero di Treviso e Venezia e Rete Ambiente Veneto

DIFFIDANO 
il Presidente e tutti i componenti della Giunta Regionale, in particolare gli Assessori all’Ambiente, alla Sanità e alla Valutazione Ambientale oltre al Presidente della Commissione VIA,
dal continuare l’istruttoria degli impianti di incenerimento
(o termovalorizzazione) di Silea e Mogliano, dando attuazione a quanto deliberato nella seduta del 22 febbraio 2007 anche al fine di evitare lo spreco di risorse e denaro pubblici per il quale viene interessata la Corte dei Conti .  

Distinti saluti,
per COMITATI RIUNITI di TREVISO e VENEZIA
  Marcella Corò
  Paolo Pittaluga  

  per RETE AMBIENTE VENETO 
  Michele Boato 
  Lucia Tamai



Treviso- Mestre 9 maggio 2009 
Rif.: info@ecoistituto.veneto.it tel/fax 041 935666
www.sommazero.blogspot.com  
Lucia cell. 320 2319451
Paolo cell. 333 2320203
Marcella: 041 4566019  

ENERGIE RINNOVABILI

  Dal Gazzettino di Venezia del 27.05.09

ENERGIE RINNOVABILI
Impianti
fotovoltaici
Marcon leader
in provincia
Mercoledì 27 Maggio 2009, 
(M.D.L.) Dopo Venezia, Marcon è il primo comune della provincia per numero e potenza degli impianti fotovoltaici domestici installati nel 2008.
  Il dato emerge dall’elaborazione dei dati del GSE (Gestore Servizi Elettrici) eseguita dall’ufficio scientifico di Legambiente sui comuni della provincia di Venezia. Marcon rappresenta, dunque, un’eccellenza dal punto di vista delle installazioni degli impianti fotovoltaici, che trasformano l’energia del sole, la più democratica e libera di tutte, in elettricità. Il risultato è stato raggiunto grazie alla sensibilità dimostrata dai cittadini nei confronti dei temi ambientali, alla quale ha sicuramente contribuito l’attività informativa svolta in passato dall’amministrazione comunale.
  Il Comune ha, infatti, svolto il ruolo di apripista installando, un paio d’anni fa, i primi due impianti: uno sul piazzale antistante lo stadio comunale e l’altro nel giardino della scuola primaria “Don Milani”.
  I due impianti producono circa un quarto dell’energia elettrica consumata complessivamente dalla scuola “Don Milani”, dal centro culturale “De Andrè”, dal centro civico “Aldo Moro” e da circa 200 punti luce dell’illuminazione pubblica.
  Ognuno dei due impianti è costituito da 6 pannelli fotovoltaici “a inseguimento”, cioè dotati di un sistema motorizzato che permette, attraverso la rotazione verticale ed orizzontale, di “inseguire” lo spostamento del sole nelle varie ore della giornata, garantendo l’esposizione ottimale ed il massimo sfruttamento dell’energia solare. Dal punto di vista ambientale i pannelli consentono di ridurre la produzione di anidride carbonica di 40 mila chilogrammi rispetto all’equivalente produzione di una centrale termoelettrica a carbone. La maggior parte degli impianti oggi installati a Marcon sono stati realizzati grazie al progetto pilota “Energia Comune”, avviato nel 2008 dai comuni di Marcon, Ceggia, Portogruaro, San Stino di Livenza e Torre di Mosto con la collaborazione tecnica di Legambiente e il patrocinio della Provincia di Venezia.
  Gli ottimi risultati ottenuti hanno fatto si che il progetto sia stato riproposto anche quest’anno con l’allargamento ai comuni di Quarto d’Altino, Casale sul Sile (TV) e Noventa di Piave.
  La scelta del fotovoltaico, è bene ricordarlo, consente l’abbattimento delle emissioni di CO2, la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili e l’alternativa a scelte pericolose e antieconomiche, come potrebbe essere quella del nucleare. 

convocazione dei consigli comunali congiunti di Marcon, Quarto e Casale.

COMUNE DI MARCON
COMUNE DI CASALE SUL SILE
COMUNE DI QUARTO D’ALTINO

COMUNICATO STAMPA


Ieri sera (26 maggio) si è svolta la seduta congiunta dei Consigli comunali di Casale sul Sile, Marcon e Quarto d’Altino.
I CONSIGLI COMUNALI RIBADISCONO FERMA E ASSOLUTA CONTRARIETA’ AGLI INCENERITORI DI SILEA E MOGLIANO
Approvato all’unanimità un ordine del giorno che illustra le motivazioni dell’opposizione al progetto presentato da Unindustria.

«Ribadire in ogni sede la ferma e assoluta contrarietà alla costruzione di due inceneritori a Bonisiolo di Mogliano Veneto e Silea; proseguire uniti nell’impegno in difesa dei propri cittadini e territori».
E’ l’impegno espresso, all’unanimità, dai Consigli comunali di Casale sul Sile, Marcon e Quarto d’Altino, che ieri sera (26 maggio), si sono riuniti al palazzetto dello sport di Marcon per una seduta congiunta nel corso della quale sono state esaminate le ricadute sul territorio del progetto di “Sistema di termovalorizzazione alimentato con rifiuti speciali non pericolosi” presentato da Unindustria, attraverso la propria società “Iniziative Ambientali srl”.
Nel corso del dibattito, al quale hanno assistito alcune centinaia di cittadini provenienti dai tre comuni, i sindaci Bruna Battaglion (Casale), Pier Antonio Tomasi (Marcon) e Loredano Marcassa (Quarto), gli assessori all’Ambiente Renzo Ganzerla (Casale), Mauro Scroccaro (Marcon) Enrico Nacca (Quarto) ed i numerosi consiglieri di maggioranza e minoranza intervenuti, hanno illustrato le ragioni dell’opposizione agli impianti, ribadendo la richiesta alla Regione Veneto ed in particolare alla Commissione VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) di essere coinvolti a pieno titolo in tutte le fasi di esame dei progetti. A tale scopo i tre comuni si sono impegnati a promuovere la costituzione di una commissione composta dai sindaci, assessori e rappresentanti dei consigli comunali di tutti i comuni interessati, dalle province di Treviso e Venezia e dall’Ente Parco del Sile.
Al termine della seduta è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno nel quale sono illustrate in maniera molto articolata le ragioni su cui è fondata l’opposizione dei tre comuni al progetto di Unindustria.
Tra i principali motivi di contrarietà i Consigli comunali indicano l’assenza di un piano regionale per i rifiuti speciali, ma anche il fatto che gli impianti di Bonisiolo e Silea verrebbero collocati in aree che non sono destinate ad attività industriali, già soggette all’impatto di grandi infrastrutture, situate a ridosso di centri abitati e aree d’interesse ambientale, ad iniziare dal Parco del Sile. Altre considerazioni negative scaturiscono dal fatto che la potenzialità dei due impianti è ben maggiore di quella necessaria per smaltire i rifiuti speciali prodotti dalle industrie del Veneto.
I tre comuni hanno inoltre ribadito l’adesione al principio delle “6R” dell’obiettivo “Rifiuti Zero”: Responsabilità, Risparmio Energetico, Riuso, Riciclo, Raccolta differenziata, Ricerca di nuovi metodi di smaltimento e produzione di energia.

Marcon, 27 maggio 2009.

INCONTRO PUBBLICO

 

COMITATI RIUNITI RIFIUTI ZERO di TREVISO e VENEZIA

e Rete Ambiente Veneto
con il patrocinio del Comune di Casier 
invitano  
 CITTADINI, AMMINISTRATORI, CANDIDATI ed IMPRENDITORI 
al pubblico incontro:
POSSO VIVERE SENZA DI TE ?
ambiente, territorio, salute, inceneritori
GIOVEDI’ 28 MAGGIO 2009 
ad ore 21 
presso la Sala Consigliare del Comune di Casier
-Via Archimede - a Dosson di Casier – Treviso 
ne parliamo con :
dott. FRANCESCO CAVASIN
Presidente Associazione Medici per l’Ambiente di Treviso
Vivere sani in un ambiente malato:
UNA INCREDIBILE ILLUSIONE

MICHELE BOATO 
Economista ambientale, Direttore Ecoistituto del Veneto
Una gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti:
VERSO RIFIUTI ZERO PER NON INCENERIRE IL FUTURO

Coordina l’incontro Lucia Tamai dei  
Comitati Riuniti “RIFIUTI ZERO” di Treviso e Venezia.
Cell. 320 2319451
Per info: info@ecoistituto.veneto.it www.sommazero.blogspot,com

giovedì, marzo 05, 2009

Una bella notizia...altro che inceneritori!!

Anche se abbiamo ancora la minaccia che ci costruiscano 2 inceneritori qualcosa sta cambiando. Le amministrazioni stanno incominciando a guardarsi attorno e capire che esiste di meglio degli inceneritori.
Penso che il cambiamento scelto dall'aministrazione romana possa essere un passo avanti per tutti quelli che si stanno battendo per un ciclo dei rifiuti davvero efficiente.
La sig. ra Carla Poli  (Centro riciclo di Vedelago), di rientro da Roma
è entusiasta perchè la Provincia di Roma ha deliberato l' adozione del suo
metodo , destinando 28 milioni a euro alla costruzione di impianti di recupero/riciclaggio.
Anche le due lauree che ci sono state date alla Sapienza nei giorni scorsi, con la Poli
come relatrice hanno destato enorme interesse.Tutti coloro che
perseverano sulla strada degli inceneritori dovranno sapere che i cittadini
presenteranno il conto, perchè scegliere la strada della SICURA NOCIVITA'
quando può essere evitata NON PUO' ESSERE PERDONATO A NESSUNO!
Penso che il cambiamento scelto dall'aministrazione romana possa essere un passo avanti per tutti quelli che si stanno battendo per un ciclo dei rifiuti davvero efficiente. (Lucia Tamai)

lunedì, gennaio 26, 2009

PROSSIMO APPUNTAMENTO

Comitati Riuniti Rifiuti Zero di Treviso e Venezia
e Rete Ambiente Veneto
con l’adesione dell’Ass.ne per la Decrescita Sostenibile di Treviso

Vi invitano all'incontro del 14 febbraio sul tema:

Una gestione sostenibile del ciclo
dei rifiuti industriali ed urbani
PER NON INCENERIRE IL FUTURO


giovedì, gennaio 22, 2009

L’ INTELLIGENZA INQUINATA

la stragrande maggioranza degli italiani non si è accorta che mentre si disquisiva su grembiulini, guinzaglio al cane e voti in pagella, l’attuale governo, senza -sia chiaro- incontrare la benché minima opposizione, ha dato il via libera alla privatizzazione dell’acqua con l’articolo 23 bis del decreto legge 133/2008. Ciò significa che è stato sancito per legge che nel nostro paese l’acqua non è più un bene pubblico, ma una merce e che la gestione dei servizi idrici può quindi essere affidata a imprese/società pubbliche, miste, ma anche totalmente private, ad es. alle stesse multinazionali che controllano il mercato delle acque minerali. Da anni voci coraggiose, come quella di padre Alex Zanotelli, sostengono che la privatizzazione dell’acqua a livello mondiale causerà milioni di morte per sete nei paesi più poveri ed è l’acqua, ancor più del petrolio, l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. 
Comunque in Italia gli effetti della privatizzazione si erano già visti: 
• in Toscana mentre il Comune di Arezzo primo in Italia a privatizzare il servizio idrico sta discutendo del ritorno ad una sua totale gestione pubblica, la “Publiacqua s.p.a.” ha aumentato il prezzo a carico dei cittadini, in seguito della riduzione dei consumi, al fine di mantenere lo stesso profitto
• nel Lazio “Acqualatina” (controllata da Veolia multinazionale francese) ha aumentato le tariffe del 300% e a chi protestava sono stati staccati i contatori… 
Ma l’esproprio di Beni Comuni non si è limitato all’ acqua, il 30 dicembre nel silenzio politico delle festività e grazie alla complicità di tutte le forze politiche, presenti e non, in Parlamento, con la legge n. 210 del 30 dicembre 2008 (http://www.parlamento.it/parlam/leggi/08210l.htm)
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.2 del 3 gennaio 2009, sono stati riconfermati i vergognosi CIP6 agli inceneritori, con una spesa per i contribuenti valutabile in due miliardi di Euro l’anno. 
Nel dl 172 all’articolo 9 (incentivi per la realizzazione degli inceneritori) vengono infatti confermati gli incentivi (“Cip6”) all’incenerimento per la parte non biodegradabile dei rifiuti e per le cosiddette “fonti assimilate”. Gli incentivi Cip6 vengono concessi a tutti gli impianti in costruzione o entrati in esercizio prima del 31 dicembre 2008. Vengono altresì confermati, in aggiunta, per una quota pari al 51%, gli incentivi sotto forma di “Certificati Verdi” a tutte le forme d’incenerimento (sia rifiuti tal quali, sia residui da raccolta differenziata che per il cosiddetto “combustibile da rifiuti”). Questo sia che si tratti di rifiuti non biodegradabili che biodegradabili. Anche questo nel più assordante silenzio dei media e nel più ampio e trasversale consenso di tutte le forze politiche.
Sarebbe utile che qualcuno ricordasse agli amministratori e ai politici che la comunità europea ha quantificato in modo molto preciso i costi dei danni all’ambiente ed alla salute derivanti da una qualunque fonte emissiva (costi esternalizzati http://www.externe.info/). Tali costi andrebbero pertanto sempre tenuti in considerazione per ogni insediamento produttivo/industriale. Aanche se questi "costi" in Europa sono – al momento - valutati da 3 a 5 volte meno che negli USA, è importante che finalmente si riconosca – nei fatti - che una centrale elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc. provocano danni, che hanno oltre ad un costo in termine di sofferenza, anche costi economici ben quantificabili.
Ecco alcuni esempi del macabro "tariffario":
• Cancro (mortale o no): 2 milioni di 
• Morte prematura: 1 milione di €
• Valore di un anno di vita perso: 50mila euro 
• 1 punto di quoziente intellettivo perso ( a causa del mercurio ): 10 mila €
A titolo di esemplificazione ricordo che lo studio di Coriano aveva evidenziato, fra le donne residenti almeno 5 anni nel raggio di 3.5 km dagli inceneritori, un eccesso di morti stimabile in oltre un centinaio di casi: i conti sono presto fatti, oltre 200 milioni di Euro, ma qual’è il prezzo in termini di sofferenza e lutto per un familiare deceduto per un cancro evitabile? Chi potrà mai risarcirli?
Sempre a titolo esemplificativo ancora più recentemente http://wmr.sagepub.com/cgi/content/abstract/26/2/147 sono stati calcolati i danni economici che la combustione dei rifiuti arreca alla salute delle popolazioni: questi costi variano da 4 a 21 Euro per ogni tonnellata di rifiuti combusta, a seconda che ci sia recupero o meno di energia e dell’ efficienza di tale recupero; quindi, ovviamente, i danni arrivano anche con i tanto decantati impianti a recupero energetico.
Si può facilmente calcolare che un inceneritore da 120.000 tonnellate comporterà, ogni anno, danni variabili da 480.000 a 2.520.000 Euro!
Che senso ha, in un momento di crisi economica così grave, in cui tutti noi paghiamo le conseguenze di una finanza mondiale che ha mostrato il suo vero volto bancarottiere, orientato solo alla ricerca illimitata di profitto, perseguire in scelte che comportano costi tanto intollerabil per le popolazioni? Come è possibile che anche quando esistono soluzioni semplici e concrete ai problemi mai, o quasi mai, esse vengano accolte? Incentivare il risparmio di energia, di acqua e di risorse in generale, puntare non sul carbone ma su fonti realmente rinnovabili quali solare ed eolico, riciclare e recuperare i rifiuti e non bruciarli, porterebbe certo meno profitti a multiutility, lobbies e multinazionali, ma certamente più salute e benessere a tutti noi. Comincio a pensare che il genere umano, in particolare chi ci governa, risenta dei gravi danni alle funzioni intellettive che l’inquinamento, specie da Piombo e Mercurio, provoca. 
Suggerisco di stabilire dei nuovi "limiti di legge": richiedere l’analisi del quoziente intellettivo non solo agli amministratori e ai politici che perseverano in scelte scellerate, ma anche a chi continua a votarli

Cordiali saluti

Dott.ssa Patrizia Gentilini
Medico Oncologo ed Ematologo
Forlì 18 gennaio 2009

mercoledì, gennaio 14, 2009

Unindustria ed Arpav facciano il loro dovere invece di pubblicizzare gli inceneritori.

Unindustria dovrebbe pensare a una drastica riduzione dei rifiuti
speciali e per questo dovrebbero impegnare le energie e risorse per
l'acquisizione di tecnologie innovative che portino ad un riciclaggio
dei materiali prodotti e ad una riduzione dei rifiuti. Mentre ci
sembra evidente che Unindustria con i suoi inceneritori vuole fare un
business trasformando la Provincia di Treviso in un distretto dei
rifiuti.
Il semplice cittadino, da anni , è chiamato al senso di
responsabilità nella riduzione dei rifiuti e nella pratica quotidiana
della differenziata spinta, ragion per cui pensiamo che anche le
nostre industrie dovrebbero garantire una maggior attenzione nella
produzione di rifiuti.
Al momento non c'è nessun studio dell'Arpav che ipotizzi una
preoccupante situazione di smaltimento rifiuti per il 2011, esiste un
rapporto annuale sull'andamento dei rifiuti ordinari e speciali, ma
dal quale non si denotano scenari tragici per la nostra regione.
Quindi il continuo terrorismo psicologico innescato da Unindustria
Treviso, coadiuvato dalle dichiarazioni di Drago sulla stampa, non
aiutano sicuramente a pianificare, serenamente, un Piano rifiuti
speciali per il Veneto.
E' altrettanto anomalo che Unindustria continui a dettare l'agenda
programmatica in tema di rifiuti speciali per la Regione Veneto,
quando il consiglio regionale nel 2007 ha approvato una risoluzione
che impegna la Giunta a non concedere alcuna autorizzazione alla
realizzazione di nuovi impianti di termovalorizzazione o
incenerimento sia pubblici che privati e a predisporre un Piano per lo
smaltimento dei rifiuti speciali ed industriali con delle chiare
indicazioni.
In tutto questo non si capisce il ruolo del Direttore del Arpav, che
ricordiamo è un'agenzia regionale per la prevenzione e la protezione
dell' ambiente e quindi deputata alla vigilanza e al controllo
ambientale.
La pianificazione dello smaltimento dei rifiuti è di competenza della
regione Veneto, e quindi non capiamo le continue uscite sulla stampa
del dott. Drago in contrasto, tra l'altro, con le recenti
dichiarazioni dell' assessore Conta e di Galan che non hanno mai
parlato di emergenza rifiuti in Veneto.

Nicola Atalmi - Consigliere Regionale Comunisti italiani -

Venezia 13 genn.2009

martedì, dicembre 09, 2008

Lettera della dott.ssa Patrizia Gentilini sugli inceneritori

LETTERA APERTA IN RISPOSTA AL DOTT. CIPRIANI

Gent.mo Collega,
 faccio riferimento con questa mia, agli articoli comparsi sui giornali locali il 4 dicembre scorso, di commento all' incontro ad Oste, svoltosi venerdì 28 novembre e promosso dai Comitati contro l' inceneritore.
 La ringrazio innanzi tutto per l'attenzione rivolta alle mie parole: rappresenta per me motivo di soddisfazione constatare che le mie affermazioni sono state utili almeno ad aprire un confronto.
Abbiamo inoltre in comune il lavorare ( o l'aver lavorato, come nel mio caso) alle dipendenze del Servizio Sanitario Nazionale, le cui finalità non sono solo quelle di curare o conteggiare malati e morti, ma anche , come risulta dall'art.2 della sua legge istitutiva: "la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; ... la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro"
Concordo poi con Lei che non è possibile dare dati riferiti alla frazione di Oste, in quanto non disponibili ed in effetti io non mi sono mai sognata di farlo, come potranno confermare i presenti alla conferenza di Oste e chi ha redatto l' articolo sulla Nazione.

Vediamo quindi di valutare i dati (ovviamente quelli ufficiali del CSPO a me disponibili) , in assenza di altri di cui sarei ben felice di prendere visione.
Nel comune di Montemurlo, risultano residenti nel 1985 n°16331 abitanti e nell'anno 2002 n°17916 fra maschi e femmine. Nel quinquennio 85-89, dati CSPO, si registrarono in media 34 nuovi casi per anno di cancro fra i maschi e 21 casi fra le femmine, dal 90 al 94 si registrarono rispettivamente 35 casi fra i maschi e 29 fra le femmine, dal 95 al 99 si registrarono 47 casi fra i maschi e 41 fra le femmine e nel triennio 2000-2002 n°50 casi fra i maschi e 45 fra le femmine.
Sulla base dei dati di popolazione sopra riportati, risulta quindi che, come da me affermato, la popolazione ha subito un incremento inferiore al 10%. Mi sembra indiscutibile che il numero "grezzo" di tumori nelle donne, nel corso di 18 anni sia più che raddoppiato, rispetto ad un incremento di popolazione non certo della stessa entità. Già di per sè questo dato grezzo dovrebbe essere valutato, a mio avviso, con attenzione.
D' altra parte, come non è corretto trarre conclusioni esaustive dall'esame dei semplici dati grezzi dei casi insorti, altrettanto non è corretto trarre conclusioni tranquillizzanti dal confronto dello stato di salute della popolazione di Montemurlo con quello degli altri comuni della Provincia, così come riportato nei media, perché i confronti andrebbero sempre fatti fra popolazioni e territori aventi caratteristiche sovrapponibili. Inoltre il confronto con aree già soggette a numerosissime fonti di inquinamento, come nel caso della Provincia di Prato, non aiuta a fare chiarezza.

Ancora, se analoghi incrementi si sono registrati in altri comuni della Toscana, non è certo un bel segnale e non credo proprio che, in questo caso, il detto "mal comune mezzo gaudio" possa essere di consolazione.
Come Lei ben sa, nell'ultimo rapporto AIRTUM, relativo ai tumori femminili in Italia, si segnala un incremento medio nel nostro paese, indipendente dall' età (depurato quindi del fattore invecchiamento) dell' 1% annuo. Questo incremento non può essere in alcun modo accettato come" fisiologico" o attribuito al solo "stile di vita" (fumo e dieta) specie se valutato unitamente all'incremento di cancro nell'infanzia. Quest'ultimo incremento in Italia è doppio rispetto all' Europa (2% vs 1.1% annuo) e nei primi 12 mesi di vita esso è ben del 3.2% annuo. Credo che nessun cittadino- ed ancor più nessun medico- possa considerare questo come un prezzo inevitabile da pagare al "progresso", anzi proprio questo atteggiamento mentale deve essere fermamente contrastato. Credo che tutti dobbiamo riscoprire l'insegnamento di un grande medico ed un grande scienziato quale Lorenzo Tomatis che si è sempre battuto per la Prevenzione Primaria e divulgare quanto, anche di recente, Devra Davis, epidemiologa Statunitense di fama mondiale, ha messo lucidamente a fuoco nel suo libro "La storia segreta della guerra al cancro".

 Comunque, per tornare alle faccende di casa nostra, negli articoli comparsi sugli organi di stampa il Sindaco di Montemurlo sostiene: "solo nelle donne per tumori rari del tessuto molle si rileva un eccesso su poche osservazioni ( 10 casi in 20 anni, sul totale di oltre 1500 tumori nello stesso periodo) ". Immaginiamo si tratti di sarcomi dei tessuti molli, ritenuti, come è ben noto, tumori "sentinella" del multiforme inquinamento prodotto da inceneritori. Poiché la formulazione non è ben chiara, non si comprende se i 10 casi citati sono quelli osservati nelle donne nei 20 anni considerati, o se rappresentano l'eccesso rispetto agli attesi o, ancora, se i 10 casi sono stati osservati complessivamente in entrambi i sessi. Comunque, anche nell' ipotesi più riduttiva, ossia che i casi citati si riferiscano ad entrambi i sessi, l'osservazione di 10 casi in 20 anni non sarebbe certo un dato da trascurare, eccedendo già rispetto all'incidenza media questa patologia estremamente rara (2 casi su 100.000 persone/anno). Se invece i 10 casi si sono registrati solo fra le donne, ovviamente il dato sarebbe sicuramente più allarmante. Sarebbe davvero utile, a questo punto, poter disporre dei dati completi e si auspica che , proprio su questa patologia così importante proprio perché così rara e tipica dell' esposizione ad inceneritori, venga almeno avviato un studio caso-controllo.
Inoltre, è indubbio che se si vuole valutare l'impatto sulla salute di una singola fonte emissiva come l'inceneritore devono essere condotti studi che valutino i livelli di esposizione delle popolazioni in base ad adeguate mappe di ricaduta degli inquinanti scelti come "tracciante"degli impianti ( metalli pesanti, diossine), come effettuato ad esempio nello studio Enhance Health od in quello francese di Besancon.
Non mi risulta che sia stato fatto alcunchè in questo senso per l' inceneritore di Montale in funzione dal 1978 e che ha al suo attivo, numerosi documentati episodi di superamento degli attuali limiti per le diossine, anche prima del 2007. Si ricorda che i pregressi superamenti dei limiti non portarono in precedenza alla sua chiusura solo perché l'impianto usufruiva di deroghe, ma è ovvio che le caratteristiche tossicologiche ed i tempi di dimezzamento delle diossine non si modificano con le deroghe.

Si rammenta poi che in un recente documento della Associazione Nazionale di Epidemiologia (AIE) a proposito dei danni da inceneritori si ammette: " si può concludere che esistono prove convincenti dell' associazione tra l'esposizione alle emissioni degli impianti di vecchia generazione(in particolare a diossine) e l'aumento di frequenza di tumori in alcune sedi".
Credo che nessuno potrà negare che l'impianto di Montale, prima dei più recenti aggiornamenti che comunque non hanno garantito il rispetto dei limiti e l'affidabilità dei sistemi di controllo confermati anche dalle ultime chiusure del 2007 e del 2008, sia un impianto di "vecchia generazione".
Come si può quindi "assolverlo" a priori se nessuna indagine specifica è stata fatta e se tutta la letteratura riconosce ormai unanimemente danni alla salute dai " vecchi impianti"?
E sia ben chiaro che nessuna garanzia può essere data anche per quanto riguarda i "nuovi" impianti, come in tanti documenti e comunicati con tanti altri colleghi abbiamo ribadito, specie per le enormi quantità di particolato ultrafine (<0.1µm) che si produrranno, visto che i migliori filtri consentono di trattenere solo particelle di diametro superiore a 0.8 µm

Comunque, anche in assenza di studi specifici che quantifichino i danni alla salute avutisi per la presenza dell' impianto sulla popolazione di Montemurlo, è altresì innegabile che il Comune di Montemurlo rientra , almeno in parte, nell'area di maggior ricaduta e che nel suddetto comune in 18 anni il numero di tumori nelle donne è più che raddoppiato. Allora la domanda a cui vorremmo risposta è: se non ci fosse stato l' inceneritore di Montale quanti casi in meno di cancro avremmo contato, specie fra le donne, visto che alcuni dei più importanti e recenti studi epidemiologici (Francia, Coriano) indicano i maggiori danni alla salute proprio sul sesso femminile?

In conclusione, se si vogliono tranquillizzare i cittadini non a parole, ma sulla base di fatti concreti si chiede che:
. vengano calcolati i tassi specifici di incidenza di cancro nel comune di Montemurlo negli ultimo 20 anni suddivisi per sesso, classe di età, residenza superiore a 5 anni
. venga effettuata, per i casi di patologie sentinella, la loro georeferenziazione
. che si rendano noti tutti i risultati sui campioni biologici già da tempo effettuati- di cui ci sono state date solo anticipazioni parziali, sommarie e, comunque inquietanti-
. che si avvii una indagine epidemiologica caso-controllo almeno per quanto attiene i sarcomi dei tessuti molli
. che, soprattutto, si realizzi quella ricerca, a suo tempo promessa e sempre rimandata, anche su campioni biologici umani, in particolare che si ricerchino diossine e similari su latte materno in donne primipare, stabilmente residenti e che si sono alimentate anche di prodotti coltivati ed allevati in loco.

Nella speranza di risentirLa e confermandoLe la mia disponibilità per qualunque ulteriore chiarimento, voglia gradire i miei più cordiali saluti.

Dott.ssa Patrizia Gentilini
Medico Oncologo- Ematologo

5 dicembre 2008

venerdì, dicembre 05, 2008

....proprio una bella notizia !!!

Cip6 e Certificati Verdi: via libera per tutti gli inceneritori?

Un emendamento del Governo sposta alla fine del 2009 la definizione degli impianti in regola per usufruire del Cip 6, dando così il via libera agli incentivi dedicati alle fonti rinnovabili per gli inceneritori “in costruzione”  

di Sergio Capelli

giovedì 04 dicembre 2008 15:34

Erano stati cancellati, non senza difficoltà, dal governo Prodi. Oggi tornano con prepotenza alla ribalta. Sono gli incentivi agli impianti di incenerimento rifiuti del Cip6. Quegli incentivi che, pagati direttamente da tutti i cittadini ogni volta che saldano una bolletta, dovrebbero essere riservati alle fonti rinnovabili.
La finanziaria 2006 del precedente Governo prevedeva che i finanziamenti Cip6 andassero esclusivamente alle fonti rinnovabili, eccezion fatta per gli impianti “operativi” entro il 31 dicembre 2007. Dopo la correzione ad un “refuso” nel testo approvato, il limite venne spostato al 30 marzo 2008. Potevano dunque accedere al finanziamento integrale pochissimi impianti. In prossimità della caduta del Governo Prodi, si diede una deroga per l’impianto di Acerra. Con la caduta del Governo, la legge e le sue scadenze caddero nel vuoto.
Dopo aver stabilito lo scorso agosto che, in deroga alle leggi vigenti, gli impianti previsti in territori “in emergenza rifiuti” potranno accedere integralmente ai finanziamenti del Cip6, il Governo Berlusconi prova oggi a modificare la norma e sposta i paletti: potranno accedere al Cip6 gli impianti “in costruzione” al 31 dicembre 2008.
Interessante la questione relativa agli impianti siciliani: “Si sta cercando di far passare un finanziamento per gli impianti siciliani, senza che questa Regione abbia mai dichiarato lo stato di emergenza – ci dice Alessandro Bratti, membro della commissione Ambiente della Camera – Ci sembra inaccettabile: il Governo vuole per la Sicilia un trattamento “emergenziale” senza pagare lo scotto politico di un’emergenza reale!”
Per tutti gli altri impianti futuri, ci saranno i certificati verdi: finanzamenti per quel che riguarda la componente organica dei rifiuti bruciati (che viene ora inclusa nella normativa delle fonti rinnovabili), quantificata come il 51% del totale incenerito. Tale percentuale sarà soggetta a revisione triennalmente. Si riapre dunque la partita Cip6 in tutta Italia. Ad oggi si attende la conversione in legge del DL.

“Il governo ha presentato sui Cip6 un vergognoso emendamento, che ci auguriamo il parlamento non faccia passare”. Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente “Gli incentivi alle rinnovabili vadano veramente alle fonti pulite – continua Ciafani -. Basta con questo furto, che già ora pesa sulla collettività dai 3 ai 4 miliardi di euro ogni anno, prelevati direttamente dalle bollette elettriche. Estendere a qualsiasi impianto che brucia anche i rifiuti non biodegradabili la possibilità di accedere a questi incentivi è una palese infrazione alla direttiva europea sulle fonti rinnovabili e alla normativa sulla concorrenza. Legambiente ha già presentato ricorso a Bruxelles contro il cip6 ai tre inceneritori in Campania, e certo non esiteremo ora ad allargare la nostra azione contro tutti quegli impianti che usufruiranno dell’ingiusto guadagno elargito dal governo a spese dei cittadini”.

Fonte : http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=10589

 

martedì, dicembre 02, 2008

'Stop a sgravi ingiusto e dannoso'

Da consumatori, industriali e ambientalisti dure critiche al governo
ROMA - C'è chi sottolinea l'assurdità dell'effetto retroattivo, chi rimarca la scarsa incisività del risparmio economico ottenuto, chi è preoccupato per la deriva antiambientalista dell'Italia, e chi è costretto a fare i conti di quanto il provvedimento renderà ancora più pesante il già difficile momento economico. La decisione del governo di ridurre drasticamente con il decreto anticrisi la possibilità di sgravi fiscali per gli interventi di efficienza energetica sta scatenando una valanga di proteste. 

Fino a ieri la spesa per montare pannelli solari, installare infissi isolanti o cambiare la caldaia ad alto consumo con una più efficiente, poteva essere detratto al 55% dalla dichiarazione dei redditi, ma d'ora in avanti non sarà più così. 

Pochi vantaggi per il bilancio. Tra i più critici verso questo cambio di rotta, Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, il cartello di imprese che ha scelto di accettare la sfida dell'innovazione in chiave ambientale. "Le mancate entrate legate al passaggio della detrazione del 36% per le ristrutturazioni edilizie alla detrazione del 55% per gli interventi legati all'efficienza energetica", ricorda in un editoriale per il sito Qualenergia, sono "stimabili in 0,63 miliardi euro nel biennio 2007-8". Quindi, "anche dal punto di vista strettamente economico, il provvedimento comporta un impatto minimo sulle casse dello Stato". 

Un volano di sviluppo. In compenso, gli sgravi introdotti dall'ex ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani avevano avviato un processo virtuoso. "La norma - ricorda ancora Silvestrini - stava ottenendo un buon successo come dimostrano i 230.000 interventi realizzati tra il 2007 e il 2008 con riduzioni delle importazioni di combustibili e delle emissioni di CO2". 

Industriali sconcertati. Dati confermati da Assotermica, l'associazione che riunisce gli industriali del calore. "Siamo assolutamente contrari a questo provvedimento - afferma il segretario Federico Musazzi - e solleveremo il problema in sede di Confindfustria. Questa manovra è in controtendenza con l'impegno di tutto il mondo in tema di efficienza energetica. E' fortemente negativo anche perché l'ultima Finanziaria aveva appena esteso gli sgravi al prossimo triennio, spingendo le imprese a importanti investimenti. Finora il bilancio della norma è stato infatti molto positivo con un +56% nel settore della caldaie a condensazione (giungo 2007-giugno 2008) e un +42% nei metri quadri di solare termico, dati in controtendenza con altri settori, soprattutto in un momento di difficoltà economica come quello attuale". 

L'assurdità dell'effetto retroattivo. Il Wwf, così come hanno fatto molti lettori scrivendo le loro proteste a Repubblica.it, denuncia invece l'effetto retroattivo del provvedimento preso "fuori ogni logica", con il risultato che tutti coloro che hanno già avviato la messa in efficienza della propria casa "non hanno la certezza del rimborso, visto che dovranno sottostare alla verifica dell'Agenzia delle entrate" attraverso un iter burocratico "insostenibile e scoraggiante". Inoltre, lamenta ancora l'associazione ambientalista, la costituzione stessa del fondo istituito per gli eventuali rimborsi ancora in pendenza "è un segnale gravissimo, segno che questo Paese non riesce ad investire illimitatamente in una fonte di energia di sicura rendita economica e ambientale come è l'efficienza energetica". 

La denuncia dei consumatori. Commenti negativi alla misura decisa dal governo "in un momento in cui sarebbe necessario incentivare gli investimenti per contrastare la grave crisi attuale", arrivano anche dall'associazione dei consumatori Adiconsum che ricorda come l'azione di Palazzo Chigi sia "proprio il contrario di quanto stanno facendo Germania e Francia che hanno inserito gli incentivi per l'efficienza energetica nei provvedimenti anticrisi".

Solare : stop agli incentivi per l'efficienza

Il decreto anticrisi del governo riduce drasticamente le detrazioni fiscali

ROMA - Il concetto di efficienza energetica si conferma decisamente ostico per il governo. Dopo la battaglia per impedire l'obiettivo del miglioramento del 20% entro il 2020 imposto dalla apposita direttiva dell'Unione Europea e dopo aver cancellato l'obbligo di certificazione energetica nella compravendita degli immobili, Palazzo Chigi ha dato un'altra picconata alle misure per ridurre la bolletta energetica nazionale. Questa volta la misura è contenuta nel recente piano anticrisi approvato dall'esecutivo e va a colpire la possibilità di ottenere vantaggi fiscali in caso di interventi di riqualificazione energetica.

La normativa introdotta un paio di anni fa dall'allora ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani prevede infatti l'opportunità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi il 55% delle spese sostenute, ad esempio, per installare un pannello solare o sostituire un impianto di climatizzazione o cambiare gli infissi alle finestre. Ma ora, con l'entrata in vigore del decreto anticrisi, accedere a questo incentivo sarà molto più difficile.

L'iter per avere accesso alle detrazioni Irpef e Ires diventa decisamente più complesso. Il decreto prevede che per le spese sostenute dopo il 31 dicembre 2007, i contribuenti debbano inviare all'Agenzia delle entrate, esclusivamente in via telematica, "un'apposita istanza per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa complessivi".

Il provvedimento stabilisce ancora che l'Agenzia delle entrate esamini le domande secondo l'ordine cronologico di invio e comunica entro 30 giorni l'esito della verifica agli interessati. Decorsi i 30 giorni senza esplicita comunicazione di accoglimento "l'assenso si intende non fornito" e il cittadino non potrà usufruire della detrazione.


Per quanto riguarda invece le spese sostenute nel 2008, in caso di mancato invio della domanda o di diniego da parte dell'Agenzia, l'interessato potrà comunque usufruire di una detrazione dall'imposta lorda pari al 36% delle spese sostenute fino ad un massimo di 48.000 euro da ripartire in 10 rate annuali.

Un cambio di registro rispetto ai buoni risultati ottenuti sino ad oggi duramente criticato dall'opposizione e dalle associazioni ambientaliste. "Lo sconto fiscale del 55% sulle ristrutturazioni edilizie a fini ambientali - denuncia il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani - era una tipica norma di sostegno all'economia e all'ambiente secondo priorità universalmente riconosciute dal Protocollo di Kyoto in poi. Anche questo viene vanificato, addirittura con effetti retroattivi. Per stare al concreto, chi ha realizzato l'intervento sulla sua casa nel 2008 potrà rimetterci fino a 15mila euro".

"Lo sgravio fiscale del 55% introdotto dal governo Prodi - ricorda ancora il ministro ombra dell'Ambiente Ermete Realacci - è stato utilizzato da 230 mila famiglie e ha messo in moto un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro permettendo di ripagare lo sgravio fiscale previsto, attraverso l'emersione del sommerso e l'attivazione di una nuova economia".

Dura anche la presa di posizione di Legambiente. "Non si comprende - dice il responsabile energia Edoardo Zanchini - la ragione per la quale si è deciso di cambiare un provvedimento che ha avuto un grande successo e che permetteva alle famiglie di risparmiare sulle bollette elettriche e termiche grazie alla possibilità di installare impianti solari termici, caldaie a condensazione, interventi di efficienza energetica. A meno di voler proprio limitare il ricorso a questo tipo di incentivi". (v. g.)

(30 novembre 2008) Tutti gli articoli di Scienze e Ambiente

lunedì, dicembre 01, 2008

MOGLIANO NON MOLLA !!!

STOP a discariche e a inceneritori ! vogliamo proseguire e migliorare la raccolta differenziata e il riciclaggio dei nostri rifiuti, senza più esportarne od importarne . Gradualmente, ma rigorosamente, tutto questo si può e si deve fare: imprenditori , cittadini , commercianti ed istituzioni devono convincersi che lavorare verso l’obiettivo comune del “rifiuto zero” conviene a tutti, sia dal lato economico che da quello della tutela della salute e dell’ambiente. Questa è la nostra ferma risposta ai ripetuti tentativi sulla stampa, di questi ultimi giorni, di riproposizione degli inceneritori di Silea e Bonisiolo. Se, tuttavia, da un lato è comprensibile che Unindustria, perseguendo i propri interessi particolari, tenti in tutti i modi di convincere la gente della bontà del proprio progetto con argomentazioni che stanno però sempre meno in piedi , non accettiamo che il consigliere regionale di Forza Italia , Sernagiotto, in contrasto con quanto votato a grande maggioranza dall’organo sovrano che è il Consiglio regionale, proponga di calarci un inceneritore sulla testa perché , a suo dire, serve, e perché c’è il Passante (Il Gazzettino 15 /11/08 ). Crediamo che la presenza dell’impattante infrastruttura autostradale non sia affatto una buona ragione per giustificare la costruzione di un inceneritore. Come potranno difendersi, gli abitanti di Mogliano e dei Comuni vicini , dagli effetti dannosi e moltiplicatori di patologie più o meno gravi, conseguenti al concomitante funzionamento della devastante autostrada e del micidiale inceneritore? Se poi il consigliere Sernagiotto avesse partecipato ai nostri incontri, ne saprebbe molto di più sulla effettiva utilità di questi impianti. Inoltre, nessuno pensi che il commissariamento di Mogliano possa facilitarne l’ accettazione. Ma vogliamo essere, come sempre, propositivi : chiediamo perciò a Unindustria e F.I., a cui , giustamente , stanno a cuore le nostre imprese venete, perché insistano ad investire tanto danaro in inceneritori, e non, invece, in impianti di valorizzazione e riciclaggio della raccolta differenziata. Riciclando, opererebbero per la salvaguardia del pianeta e non incontrerebbero lo sbarramento dei comitati cittadini. Senza gli incentivi dello Stato che paghiamo noi con la bolletta Enel, gli inceneritori non sono economicamente vantaggiosi e creano pochi posti di lavoro. Sono più numerosi gli operai al Centro di Riciclo di Vedelago, di quelli previsti nel progetto di Unindustria. In provincia di Treviso, circa 400 aziende operanti nel settore del recupero con numerose maestranze , rischierebbero di chiudere se venissero a mancare i rifiuti da recuperare (Comunicato Stampa Prov. di TV del 13-02-07 ). Mogliano si sta avvicinando ad una scadenza importante: le elezioni amministrative. Stiamo già valutando le varie posizioni politiche e sapremo ben distinguere, chi darà serie garanzie contro l’inceneritore, da chi è solito, invece, promettere senza poi mantenere. Sono già tanti i nostri concittadini che si sono ormai resi conto che l’alternativa esiste, e che già la stiamo praticando, con il miglioramento continuo del livello di differenziata. Ridurre i rifiuti riusare, differenziare e riciclare sta entrando nel nostro modo di vivere e siamo convinti che diventerà abitudine quotidiana. Non permetteremo che tutto ciò venga vanificato imboccando la strada, senza futuro, dei “cancro- valorizzatori”.

Appello promosso dal neonato Comitato per un'alternativa energetica. Si tratta di un testo contro le politiche dell'attuale governo

Si tratta di un testo contro le politiche dell'attuale governo orientate al ritorno alla produzione di energia nucleare, che conta fra i propri sottoscrittori nomi illustri di personaggi del mondo della politica, della scienza e della cultura

Il 24 novembre 2008, a Roma si costituirà il Comitato per un’alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio, anziché su un ingiustificato aumento dei consumi e sull’uso delle fonti fossili e di quella nucleare, come propone il Governo. Berlusconi e il suo esecutivo, nel quadro del progettato rilancio del nucleare, promettono di individuare entro sei mesi i territori destinati ad ospitare le centrali, violando così una precisa volontà popolare espressa con un referendum che a grande maggioranza aveva deciso di chiudere con il nucleare.

Non aspetteremo che siano individuati i siti nucleari per opporci a questa scelta e non lasceremo sole le località che rischiano di subire una decisione antidemocratica, calata dall’alto e per di più militarizzata nell’attuazione.

Sosterremo il diritto delle popolazioni locali a fare valere la loro opinione anche, se necessario, con referendum territoriali, tanto più che costruire nuove centrali nucleari contrasterebbe con l’impostazione dei piani Energetico Ambientali Regionali già approvati. Porteremo in ogni luogo una battaglia delle idee, la controinformazione e per questo sollecitiamo la preziosa collaborazione del mondo scientifico e di quello intellettuale e di quanti possono contribuire in tutte le forme democratiche a sensibilizzare l’opinione pubblica: il nucleare è una scelta che va contrastata e sconfitta nel paese.

A questo scopo diamo vita ad un Comitato attraverso il quale organizzare, insieme a tutti gli altri soggetti associativi che si mobiliteranno sul territorio, il rifiuto popolare di questa tecnologia intrinsecamente insicura e incapace di smaltire i rifiuti radioattivi che produce.

L’obiettivo che ci poniamo è di fare avanzare un’altra proposta di politica energetica basata sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, la sola scelta che permette di dare energia pulita al paese e contemporaneamente di ridurre le emissioni climalteranti. In linea quindi con gli obiettivi che l’Unione Europea renderà vincolanti nei prossimi mesi: ridurre, entro il 2020, del 20%, forse del 30% i gas serra attraverso un aumento del 20%, sia dell’efficienza energetica che delle fonti rinnovabili, mentre il Governo Berlusconi sta apertamente boicottando gli orientamenti europei rispetto al raggiungimento dell’autonomia energetica e del sostegno agli obiettivi di Kyoto.

Sono questi parametri i punti di riferimento di un nostro Piano Energetico Nazionale, la cornice entro la quale iscrivere le singole azioni, le scelte tecnologiche, la riconversione ecologica delle industrie più energivore, la riduzione dei rifiuti, il cambiamento del peso del trasporto individuale e su gomma.

Ci proponiamo di elaborarlo con il concorso più ampio delle popolazioni, sottoponendolo al giudizio dei cittadini, anche attraverso la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare.

La nostra non sarà la sola iniziativa contro questa scelta sciagurata del Governo e quindi è nostra volontà coordinarci con tutte le altre strutture di mobilitazione, con le associazioni ambientaliste, con le persone del mondo della cultura e della scienza, con i sindacati, con le Regioni, con i Comuni disponibili.

Gli argomenti possono essere diversi ma ciò che conta è unire le forze sull’obiettivo comune di una nuova politica energetica e del NO al nucleare.

Berlusconi e i suoi ministri cercano di convincere che compiono questa scelta in nome della lotta ai cambiamenti climatici e per garantire energia abbondante e poco costosa al paese rafforzando anche la sua autonomia energetica.

Queste affermazioni sono entrambe false: il nucleare non serve né a combattere i cambiamenti climatici né a ridurre la bolletta energetica del paese e per di più è un enorme consumatore di acqua, bene sempre più scarso.

Va quindi rifiutato per le seguenti ragioni:

1. l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel tempo, che per di più ha visto i suoi costi aumentare in modo vertiginoso.

2. non è affatto senza emissione di CO2 perché ne produce per l’estrazione del combustibile, durante la costruzione della centrale e nella fase del suo smantellamento.

3. nessuno dei problemi segnalati dalla tragedia di Cernobyl è stato risolto e quindi il nucleare civile continua ad avere problemi di sicurezza per le popolazioni non risolti anche durante il funzionamento ed un enorme impatto ambientale legato alla produzione di scorie radioattive che inevitabilmente si accumulano nell’ecosistema e graveranno sulle future generazioni per migliaia di anni. Va ricordato che in presenza di impianti nucleari è obbligatorio un piano di evacuazione delle popolazioni in caso di incidente grave, con l’abbandono di ogni attività, con pesanti restrizioni per le persone come vivere sigillati in casa.

4. espone il mondo a rischi di proliferazione delle armi nucleari e al terrorismo, del resto questo è l’argomento che viene portato contro l’Iran poiché la tecnologia in uso è stata pensata per produrre plutonio e la generazione di energia elettrica ne è un sottoprodotto.

5. non è in grado di risolvere né il problema energetico né quello del cambiamento climatico, infatti le risorse di uranio, già oggi scarse, non sarebbero sufficienti di fronte ad un aumento ulteriore della domanda ed è quindi inutile sperare di aumentare la capacità installata in maniera tale da coprire una quota significativa della nuova domanda di energia, né di sostituire la quota fossile.

6. ha dei costi economici e finanziari diretti ed indiretti troppo elevati che in realtà gravano sulla società e sulle finanze pubbliche e inoltre è una tecnologia che usa e spreca enormi quantità d’acqua.

7. comporta un modello di generazione di energia centralizzato, basato su centrali di elevata potenza, che non garantiscono sicurezza e tanto meno assicurano il diritto all’energia diffusa nel territorio. Infatti il nucleare è un modello che richiede sistemi di gestione autoritari, centralizzati ed antidemocratici . Non a caso le centrali nucleari civili vengono considerate come gli altri siti energetici alla stregua di siti militari.

E quindi irrealistico pensare di uscire dai fossili rilanciando il nucleare, anzi in Francia una massiccia presenza del nucleare (78%) si accompagna ad un consumo pro capite di petrolio maggiore che in Italia.

Uscire dal petrolio e dalle energie fossili e non rinnovabili senza il nucleare si può.

E’ matura, tecnologicamente ed economicamente, una scelta energetica a favore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili che un programma di incentivi pubblici e l’utilizzo della leva fiscale possono e devono promuovere.

Il paese può e deve essere più efficiente e non sprecare energia.

Questo è il primo obiettivo che ci proponiamo. Si calcola che metà dei consumi energetici italiani sono in realtà sprechi derivanti da usi poco razionali ed inefficienti dell’energia. Si può puntare molto in alto con il risparmio energetico, fino a risparmiare il 50% dell’energia oggi usata per garantire i servizi di illuminazione, riscaldamento, rinfrescamento, mobilità, usi industriali. Sono necessari interventi per aumentare l’efficienza dell’uso dell’energia e per correggere gli sprechi, sviluppando politiche di sufficienza diffusa nel territorio può portare a ridurre i consumi di energia, pur mantenendo standard elevati di vita, e per questo occorre puntare a risparmi significativi sia per il sistema economico che per il rispetto degli impegni di Kyoto, peraltro già oggi insufficienti di fronte ai cambiamenti climatici.

E’ possibile e realistico puntare all’obiettivo di procurare al paese gran parte dell’energia che gli è veramente necessaria attraverso le fonti rinnovabili.

Lo si può fare, come dimostrano le esperienze di molti paesi, Germania e Spagna in particolare incentivandone l’installazione diffusa con lo strumento del “conto energia” che ha dimostrato nei paesi che l’hanno adottato di funzionare e aumentare notevolmente la capacitaà rinnovabile installata.

Sono due strade alternative:

quella del Governo non garantisce autonomia energetica al paese è antidemocratica, costosa, pericolosa per la salute delle persone e l’ambiente, oltre che poco utile per ridurre le emissioni climalteranti e ci isola dall’Europa.

La politica energetica da noi indicata invece riduce la nostra dipendenza energetica, sviluppa la ricerca e l’innovazione nelle attività produttive, fornisce i servizi energetici usando fonti rinnovabili (un barile di petrolio corrisponde ad un metro quadrato di pannello solare) che non alterano il clima e che sono diffuse sul territorio e quindi facilmente controllabili dalle popolazioni, oltre a promuovere un diverso sviluppo, creando nuova occupazione di qualità.

Questa è l’alternativa che proponiamo.

Sono queste le ragioni per cui decidiamo di promuovere un Comitato per il No al Nucleare e per il SI ad una politica energetica alternativa di risparmio e sviluppo delle fonti rinnovabili e per questo convochiamo un’Assemblea aperta a Roma lunedì 24 novembre, alle ore 14 presso il centro Congressi di via Frentani 4, aperta a tutti i contributi.

Roma, 11/11/2008

http://www.oltreilnucleare.it/index.php?
 
Iil testo dell'appello (reperibile anche al link http://www.oltreilnucleare.it/index.php


Considerazioni sulle Biomasse a uso energetico (Gianni Tamino)

Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura molto eterogenea: è biomassa tutto ciò che ha una natura organica ottenuta attraverso processi biologici. Sono biomasse quei materiali organici che si riproducono naturalmente, in modo ciclico (rinnovabili). La biomassa rappresenta la principale forma di accumulo dell’energia solare, che consente alle piante di convertire la CO2 atmosferica in materia organica, tramite il processo di fotosintesi. 
Le biomasse utilizzabili possono essere costituite da residui delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana o animale, da piante espressamente coltivate per scopi energetici (produzione di biodiesel o alcol), da residui forestali, da scarti di attività industriali (come i trucioli di legno), da scarti delle aziende zootecniche o dalla parte organica dei rifiuti urbani. 
Per capire quando le biomasse agricole possono essere considerate sostenibili e rinnovabili è bene analizzare i flussi di energia. Le calorie contenute nei vegetali un tempo derivavano quasi esclusivamente dall’energia solare, salvo l’energia umana e animale utilizzata per il lavoro dei campi (comunque garantita dal cibo). Ma dopo la rivoluzione industriale, si cercò non solo di aumentare la superficie coltivata, ma anche di aumentarne la resa produttiva, impiegando altre fonti di energia oltre quella solare. 
La Rivoluzione Verde, iniziata negli anni ’60, ha comportato, oltre ad un forte incremento di produttività, anche un notevole aumento di energia impiegata in agricoltura. Questa energia aggiuntiva non proviene da un aumento della luce solare disponibile, ma è fornita dai combustibili fossili sotto forma di fertilizzanti (petrolio e gas naturale, principale materia prima per la produzione di urea), pesticidi (industrie agrochimiche) ed energia fossile per la lavorazione del terreno, per i trasporti, per l’irrigazione, per le trasformazioni, ecc. Secondo Giampietro e Pimentel, la Rivoluzione Verde ha aumentato di circa 50 volte il flusso di energia, rispetto all’agricoltura tradizionale e nel sistema alimentare degli Stati Uniti sono necessarie fino a 10 calorie di energia fossile per produrre una caloria di cibo consegnato al consumatore. Considerando solo la produzione dei fertilizzanti, servono circa due tonnellate di petrolio (in energia) per produrre e spargere una tonnellata di concime azotato: gli Stati Uniti in un anno consumano quasi 11 milioni di tonnellate di fertilizzanti e ciò corrisponde a poco meno di cento milioni di barili di petrolio.
Anche in Italia, secondo una ricerca dell'ENEA compiuta nel 1978-79, considerando il rendimento energetico della sola produzione, il rapporto fra l'energia ricavata dal raccolto (output) e l' energia necessaria a produrre il medesimo raccolto (input) era inferiore ad uno ed è ragionevole pensare che tale rapporto sia peggiorato nel corso degli ultimi 25 anni.
Questi dati dimostrano anche che la superficie destinata all’agricoltura industrializzata non è in grado di assorbire la CO2, come potrebbe farlo un bosco o un prato di dimensioni equivalenti, perché la produzione agricola produce più CO2 di quanta possa assorbire; pertanto la CO2 prodotta dalla combustione delle biomasse non è compensata da quella asoorbita dalle piante. 
Inoltre, dato il basso rendimento energetico delle piante (meno dell’1% dell’energia solare è trasformata in calorie nella biomassa vegetale) e i consumi di energia fossile per coltivarle, se si volesse coltivare piante come fonte di energia per gran parte dei nostri consumi, dovremmo avere a disposizione più pianeti Terra trasformati in coltivazioni energetiche (ovviamente distruggendo foreste e non producendo cibo!). A questo proposito Mario Giampietro, in un Convegno tenuto a Padova nel 2006, ha spiegato che per coprire il 10% dei consumi energetici italiani servirebbe una superficie tre volte superiore alla terra attualmente arabile nel nostro paese, che non produce eccedenze di cibo, ma anzi importa cereali dall’estero.
L’utilizzo delle biomasse va poi considerato rinnovabile se quanto è sottratto all’ambiente naturale o agricolo corrisponde a quanto nuovamente verrà riprodotto in quell’area: in un anno si possono togliere all’ambiente tanti quintali di biomassa, quanti in quell’anno l’ambiente riprodurrà o naturalmente o artificialmente (coltivazioni agricole o riforestazioni). Non è rinnovabile la deforestazione del sud del mondo o il disboscamento delle nostre montagne.

Gli utilizzi delle biomasse

Per quanto riguarda gli utilizzi energetici proposti per le biomasse, possiamo riferirci alla combustione di legname, paglia o oli vegetali per produrre calore e/o elettricità, all’impiego di carburanti di origine vegetale come il biodiesel o il bioalcol nei mezzi di trasporto o all’impiego di scarti industriali e/o rifiuti organici (trasformati in CDR, combustibile da rifiuti) nelle centrali termoelettriche e negli inceneritori. Ma oltre alla combustione possiamo avere altri usi energetici delle biomasse: ad esempio la trasformazione chimica, in appositi digestori anaerobici, del materiale organico in biogas, cioè metano da utilizzare per qualunque uso (produzione di calore ed elettricità o come carburante da trazione). Questa trasformazione è particolarmente efficace per tutti gli scarti e reflui di origine zootecnica, agricola ed alimentare. 
C’è poi un’altra e, forse, più importante utilizzazione delle biomasse: la produzione di compost per l’agricoltura, cioè materiale organico opportunamente fatto maturare e mescolato alla terra per garantire il ripristino degli elementi nutritivi nei campi agricoli.
L’utilizzo principale delle biomasse dovrebbe essere simile a ciò che si verifica in natura: prima di tutto cibo, poi ripristino della fertilità del suolo e diretto utilizzo dei materiali (fibre tessili, recupero di sostanze utili ecc.). Pertanto risulta utile il recupero della frazione organica dei rifiuti urbani (purché sia stata fatta una adeguata raccolta differenziata), degli scarti delle industrie alimentari, dei mercati ortofrutticoli, delle mense ecc. per produrre compost da impiegare in agricoltura. Va bene anche la produzione dai reflui e dai liquami di biogas e fanghi stabilizzati, analoghi al compost.
Va invece valutata diversamente la coltivazione di piante a fini energetici, per produrre o biomasse da bruciare o combustibili come biodiesel o bioalcol: è infatti molto discutibile la sottrazione di suolo agricolo alla produzione di cibo per produrre prodotti energetici. Ad esempio, alcune ricerche hanno messo in luce che la superficie degli Stati Uniti destinabile alla produzione di biomasse è limitata e che lo sviluppo dell’energia basata sulle biomasse avverrebbe a spese della produzione di cibo. David Pimentel e i suoi collaboratori, come abbiamo visto, hanno messo in luce che le biomasse hanno una bassissima resa energetica, se si calcola tutto il ciclo produttivo e si fa un adeguato bilancio tra energia spesa ed energia ottenuta.
Può aver senso un uso limitato, soprattutto domestico, del riscaldamento a legna, ottenuta con la normale manutenzione agricola e forestale, senza intaccare il patrimonio boschivo, mentre è privo di senso l’utilizzo del territorio agricolo per ottenere biomasse come surrogati del petrolio. E’ assurdo pensare che le foreste possano supplire alla richiesta di energia necessaria al funzionamento di centrali termiche.

Impatti di una centrale elettrica a olio vegetale

Molti studi indicano l’impossibilità di approvvigionarsi di oli vegetali da un’area prossima alla centrale, una delle condizioni per valutare la sostenibilità (come chiarisce uno studio della Camera di Commercio di Padova dell’aprile 2007 dal titolo “Produzione di energia da Oli Vegetali”) e pertanto gran parte del combustibile sarà olio di palma, importato da paesi molto lontani, ottenuto da piante pluriennali, che vengono coltivate distruggendo foreste tropicali. 
La produzione degli oli da piante oleaginose, come soia, girasole o colza, presentano bilanci energetici negativi, se fatti sull’intero ciclo di vita, dal campo alla centrale (dati di David Pimentel) e pertanto negativo è anche il bilancio della CO2. A queste considerazioni va aggiunto che la coltivazione di palme da olio assorbe circa un decimo dell’anidride carbonica assorbita dalla foresta originaria. 
Una centrale a oli vegetali produce energia elettrica per combustione dell’olio in motori tipo diesel, con emissioni non molto dissimili da quelle che si sarebbero ottenute con gasolio. Infatti molti studi indicano che un motore diesel alimentato con oli vegetali ha un calo di prestazioni, un aumento delle concentrazioni di polveri sottili e di PM10, con aumento delle frazioni più pericolose, inferiori a 2 µm, un contenuto di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, cancerogeni) di circa 2 volte quello del gasolio e un aumento delle concentrazioni di ossidi di azoto (studio realizzato nel 2002 dalla Provincia di Bologna). 
Ma altre ricerche evidenziano la possibilità che si formino anche altri pericolosi composti che si diffonderanno nell’ambiente, come PCB e diossine, formaldeide e acroleina e infine ozono (tutte sostanze ignorate o sottovalutate delle aziende proponenti). L’ozono è un inquinante secondario che si forma in atmosfera a partire dagli ossidi di azoto, se le condizioni sono favorevoli, come quelle estive (smog fotochimico). La combustione di biomasse produce significative emissioni di ossidi d’azoto e quindi d’estate aumenterà la concentrazione di ozono, pericoloso per la salute. 

Conclusioni

Dovendo far fronte da un lato ad una popolazione mondiale in crescita, che ha bisogno di cibo, e dall’altro a disponibilità sempre minori di fonti fossili, che comunque inquinano e comportano il rischio di cambiamenti climatici, l’agricoltura può contribuire alla domanda di energia se si evolve verso sistemi più sostenibili che:
 migliorino l’efficienza energetica (ad esempio l'agricoltura biologica usa l'energia in modo molto più efficiente e riduce notevolmente le emissioni di CO2);
 utilizzino fertilizzanti di origine organica (l'agricoltura biologica ristabilisce la materia organica del suolo, aumentando la quantità di carbonio sequestrato nel terreno, quindi sottraendo significative quantità di carbonio dall’atmosfera);
 impieghino fonti energetiche rinnovabili e riducano la distanza tra produzione e consumo (filiera corta);
 eventualmente utilizzino come biomasse ad uso energetico, per uso locale, gli scarti dell’attività agricola.